PER LE DONNE ISLAMICHE CONTRO IL FONDAMENTALISMO ISLAMICO

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RADIO IMRA CONTRO IL FONDAMENTALISMO TERRORISTA

Dove Imra sta per Donna in arabo.

Il pretesto nasce dalla denuncia del magistrato milanese sull’allarme sociale per l’aumento degli stupri in Italia perpetrati da maschi islamici. Questo aumento smaschera in realtà il profondo maschilismo della società musulmana, in cui le donne hanno diritti sociali ancora primitivi e occupano posizioni inferiori. Ma ecco la novità, dove proprio tale loro soggezione a una cultura maschilista è l’arma che dev’essere afferrata dall’Occidente per instaurare con esse il dialogo altrimenti impossibile coi referenti islamici maschi, privi d’autentico interesse a modificare le proprie culture politiche pseudo coraniche.

Lo scontro ideologico fra Occidente e Islam, sempre più destinato a scontro civile e purtroppo armato, non può essere ammortizzato dialogando con esponenti maschi da un lato affetti da velleità revanchiste contro il mondo occidentale, e dall’altro atterriti dal rischio che i valori umani occidentali di uguaglianza, tolleranza, libertà, possano erodere i regimi maschilisti delle società teocratiche islamiche.

Le donne dell’Islam, al contrario, sarebbero le migliori alleate dell’Occidente se si riuscisse a comunicare con loro, dimostrando che, indipendentemente dalla religione personale, le esperienze delle donne occidentali sulla dignità, la democrazia, la pace, possono essere le medesime delle donne islamiche. E di conseguenza si potrebbe interrompere la segregazione di centinaia di milioni di donne, le quali, certamente, non provano nessun piacere a veder trasformati in kamikaze i loro figli, fratelli, fidanzati, fratelli, mariti, e in questo trattenute solo da una propaganda culturale e sociale oscurantista.

Sono le donne musulmane il ventre molle del fondamentalismo e del terrorismo poiché ne sono le prime vittime. L’Illuminismo dei valori umani e della pace per i paesi arabi passa attraverso di loro, col nostro aiuto.

Ecco che allora, tanto per cominciare, immaginiamo una radio, una tv satellitare, potentissima, protetta dall’Occidente, sotto il patrocinio della regina di Giordania e diretta da un super partes come Emma Bonino, composta esclusivamente da donne giornaliste musulmane che rifiutano il modello di un Islam teocratico e antidemocratico; una tv laica e illuminata che possa arrivare in ogni casa del mondo arabo per denunciare le menzogne di Al Jazeera; una Radio Londra femminile per dar voce alle idee di conciliazione e di diritti umani, invece che fomentare l’odio dei suoi figli verso l’Occidente, che dia coraggio e speranza alle donne e agli uomini musulmani desiderosi solo di vivere in pace.

Su questo dovrebbe impegnarsi un tycoon dell’industria televisiva internazionale, se fosse un vero idealista, se fosse una persona coraggiosa e di buona volontà, a questo dovrebbe mirare uno statista pragmatico e lungimirante. Berlusconi? Ted Turner? Murdoch? Un potere immenso per ora inutilizzato, mentre Al Jazeera continua indisturbata a educare all’odio.

Andrea B.Nardi

 

pubblicato il 18 marzo 2007 nello spazio di FAINOTIZIA – Radio radicale

SEGNALIAMO

25 novembre 2007

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Foto di www.pangeaonlus.org - Afghanistan
   
Testo di Sara Sironi ( donna moderna )
14/11/2007

Erano sorelle e le chiamavano “las mariposas”, le farfalle. Minerva, Maria Teresa e Patria Mirabal furono uccise brutalmente il 25 novembre 1960 perché lottavano contro la dittatura del generale Trujillo nella Repubblica Domenicana. La loro storia ispirò il libro “Il tempo delle farfalle” di Julia Alvarez (da cui il film con Salma Hayek) e la data del loro assassinio fu scelta dall’Onu nel 1999 per istituire la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Un problema purtroppo attuale che accomuna donne di ogni nazionalità che spesso non sono nelle condizioni di poter denunciare i loro aggressori. È questa la chiave scelta dalla Fondazione Pangea per sconfiggere questa piaga internazionale: offrire opportunità di emancipazione e riscatto sociale, veri e propri deterrenti contro la violenza.

La denuncia si trasforma in azione concreta: nasce così il progetto Jamila, basato sulla microfinanza, sull’alfabetizzazione, sull’educazione alla salute e sulla formazione professionale. Più di 1500 donne afghane sono già riuscite a conquistare un’indipendenza economica che permette loro di mandare a scuola anche le bambine, di avere voce in capitolo sulle scelte familiari, di guadagnare il rispetto del marito.

È successo anche a Maryam: due anni fa non conosceva Pangea e ora la sua vita è cambiata. Lo racconta in un’intervista doppia sullo stile delle “Iene” che puoi guardare sul sito www.pangeaonlus.org/nondimenticare. La sua storia è simile a quelle di Anisa, Zarmeena, Farahnaz, Parween e Nasima.

Se vuoi che il 25 novembre 2007 non sia una vuota ricorrenza, partecipa anche tu al progetto Jamila: basta mandare dal 17 novembre al 2 dicembre un sms solidale (donerai 1 euro) al numero 48584. Chiamando lo stesso numero dai telefoni di rete fissa Telecom Italia donerai 2 euro.